Arte, territorio e nuove centralità culturali: “Tevere in Danza” all’Art Forum Würth Capena

Il 10 luglio l’Art Forum Würth Capena, spazio espositivo della Collezione Würth in Italia, ospita l’evento inaugurale della seconda edizione di Tevere in Danza. Un appuntamento che conferma una collaborazione costruita negli anni attraverso residenze artistiche, laboratori educativi e progetti condivisi, e che quest’anno trova espressione nello speciale evento Architetture Danzanti, con oltre cinquanta danzatori del Balletto di Roma protagonisti di un percorso performativo tra museo, uffici e spazi della logistica. Ne parliamo con la direttrice dell’Art Forum Würth Capena, Valentina Spagnuolo.

Valentina Spagnuolo, Art Forum Würth Capena © Foto: Archivio Würth Italia

La collaborazione tra Art Forum Würth Capena e Collettivo Valle del Tevere prosegue ormai da diversi anni, attraverso residenze artistiche, laboratori educativi e progetti condivisi. Quali elementi hanno reso possibile la crescita di questo dialogo e quali aspetti ritiene più significativi di questo percorso comune?

La crescita di questa collaborazione è stata possibile grazie a una visione condivisa: considerare la cultura come uno strumento di relazione, capace di generare valore per il territorio e per le persone che lo abitano. Fin dall’inizio abbiamo trovato nel Collettivo Valle del Tevere un interlocutore attento, capace di mettere in connessione linguaggi artistici contemporanei, comunità locali e spazi non convenzionali. L’aspetto più significativo di questo percorso è la continuità. Non si tratta di collaborazioni episodiche, ma di un lavoro costruito nel tempo, che permette di sviluppare fiducia reciproca, sperimentare nuovi format e coinvolgere pubblici diversi.

Tevere in Danza nasce per creare connessioni tra artisti, istituzioni, imprese e comunità locali. In un momento in cui gran parte dell’offerta culturale continua a concentrarsi nelle grandi città, quanto è importante costruire reti culturali nei territori e contribuire alla nascita di nuove centralità culturali? Quali opportunità e quali difficoltà emergono da questo percorso?

Credo che oggi sia fondamentale investire nella costruzione di reti culturali territoriali. La cultura non dovrebbe essere percepita come un privilegio legato ai grandi centri urbani, ma come una risorsa diffusa, accessibile e capace di generare sviluppo sociale ed economico. Esperienze come Tevere in Danza dimostrano che esistono territori ricchi di energie, competenze e sensibilità che meritano di essere valorizzati. Costruire nuove centralità culturali significa creare occasioni di incontro e partecipazione, favorire il dialogo tra realtà diverse e offrire nuove prospettive a comunità che spesso restano ai margini dai circuiti culturali principali. È un percorso che richiede tempo, visione e un impegno costante: costruire collaborazioni durature e coinvolgere attivamente le comunità non è sempre semplice. Tuttavia, sono proprio queste sfide a rendere più prezioso il risultato.

L’Art Forum Würth Capena rappresenta una realtà peculiare nel panorama culturale italiano: un museo inserito all’interno di una sede aziendale e logistica. In che modo questa presenza contribuisce a definire l’identità della Würth e quale ruolo può svolgere un museo d’impresa nel promuovere partecipazione culturale e sviluppo territoriale?

L’Art Forum Würth Capena nasce da una precisa scelta culturale del Gruppo Würth: rendere l’arte parte integrante della vita quotidiana e dell’identità aziendale. Il fatto che il museo sia inserito all’interno di una sede operativa e logistica rappresenta concretamente questa visione. L’arte non è un elemento accessorio, ma una componente che accompagna il lavoro, stimola il pensiero e favorisce il benessere delle persone. Un museo d’impresa può svolgere un ruolo importante nel promuovere la partecipazione culturale, soprattutto quando si apre al territorio e sviluppa progettualità condivise. Nel nostro caso, l’obiettivo è creare un ponte tra il mondo dell’impresa e quello della cultura, offrendo occasioni di incontro, formazione e sperimentazione. Crediamo che un’azienda possa essere un attore attivo nella costruzione di valore culturale e sociale, contribuendo allo sviluppo del contesto in cui opera.

Parlando dell’attuale mostra Dalla testa ai piedi. Il corpo nella Collezione Würth, oggi in corso all’Art Forum Würth Capena, colpisce come il tema del corpo attraversi linguaggi, epoche e sensibilità differenti. In occasione di Tevere in Danza, questo dialogo si estenderà anche alla performance dal vivo. Che cosa accade quando il corpo rappresentato incontra il corpo che danza?

Se la mostra indaga il corpo attraverso lo sguardo degli artisti della Collezione Würth, la danza ne offre una dimensione viva e in continua trasformazione. Ciò che rende questa esperienza particolarmente significativa è proprio la capacità di far dialogare arti visive e arti performative, superandone i confini. La danza non accompagna semplicemente la mostra, ma ne amplia i significati, offrendo nuove chiavi di lettura e una modalità di fruizione più coinvolgente. In questo senso, la performance completa e arricchisce il percorso espositivo, sublimando la connessione tra arti e creando un’esperienza capace di restituire al pubblico tutta la forza espressiva del corpo come linguaggio universale.

Con Architetture Danzanti, oltre cinquanta danzatori del Balletto di Roma abiteranno gli spazi del museo, degli uffici e della logistica, trasformando la sede Würth in un palcoscenico diffuso. Che tipo di esperienza si augura possa vivere il pubblico?

Mi auguro che il pubblico possa vivere un’esperienza sorprendente e immersiva, capace di modificare lo sguardo sui luoghi che attraversa. Architetture Danzanti rappresenta un’occasione unica per scoprire la sede Würth in una veste inedita, dove museo, impresa e logistica diventano parte integrante della narrazione artistica. È proprio la capacità di far emergere prospettive inedite sui luoghi quotidiani che rende il progetto originale e che mostra come l’arte possa trovare espressione anche nei contesti meno convenzionali, diventando un ponte capace di creare connessioni autentiche tra persone, comunità e territorio.