L’arte come possibilità di riscrittura dello spazio, come strumento per riconnettere le comunità ai luoghi che abitano e per generare nuove geografie del sentire. Potrebbe riassumersi così lo spirito di Approdi d’Arte, l’iniziativa che il 16 giugno 2024 ha attraversato la Riserva Naturale Nazzano Tevere-Farfa, trasformandola in un ecosistema vivo di relazioni tra natura, corpi, immagini e suoni.
Promosso dall’Associazione Culturale Collettivo Valle del Tevere e curato da Ilaria Riccardi, Approdi d’Arte è l’espressione di un lavoro pluriennale di promozione e sensibilizzazione della media Valle del Tevere. Un impegno che, nel tempo, ha dato vita a una rete solida di alleanze locali e collaborazioni artistiche.
Sostenuto dalla Regione Lazio, l’evento ha coinvolto realtà culturali e istituzioni attive nel territorio: tra queste, il Balletto di Roma, l’Art Forum Würth Capena, la Fondazione Serpone, il PRAC – Centro per l’Arte Contemporanea, il Museo dell’Olio della Sabina e lo Spazio Tevere Point, gestito dall’Associazione giovanile Campo Base Alfa. Ogni intervento ha contribuito a comporre un racconto collettivo, sviluppato nell’arco di un’intera giornata.
Il Tevere è stato protagonista fin dal mattino: un’occasione concreta per conoscerlo e attraversarlo è stata offerta dalle escursioni in canoa, che hanno permesso di vivere l’ambiente naturale dalla prospettiva dell’acqua, immergendosi nel cuore della Riserva Naturale. Muovendosi lentamente tra aironi, piante palustri e i colori di una vegetazione fitta e distante dall’ambiente urbano, i partecipanti sono partiti dallo Spazio Tevere Point a bordo di canoe canadesi, risalendo la corrente e raggiungendo gli angoli più nascosti del fiume.
Parallelamente, nel cuore della Riserva, il laboratorio Sulle sponde dell’Arte ha coinvolto i più piccoli in un’attività basata sul contatto diretto con i materiali naturali. Foglie, fiori, sassi, rami: il paesaggio è diventato materia creativa e occasione di scoperta.
Nel pomeriggio, un itinerario artistico diffuso ha intessuto la Riserva di azioni performative site-specific. Tra gli interventi, il Monumento alla felicità, ispirato al lavoro del maestro giapponese Shōzō Shimamoto, co-fondatore del gruppo Gutai. In questo contesto, l’azione pittorica si è trasformata in un gesto collettivo: un invito aperto al pubblico a “liberare il colore dal pennello”, trasformando il fare artistico in un rito partecipato.
Sulla pedana di approdo delle canoe, tre giovani danzatrici – Marieta Georgeva, Annalisa Falciglia e Camilla Candiolo, del Corso di Avviamento del Balletto di Roma – hanno messo in relazione i loro corpi con il paesaggio, in una serie di coreografie curate da Valerio Longo.
A chiudere il percorso, Talee II, la performance di Caterina Sammartino ha proposto un gesto semplice e meditativo. Un cammino lento fatto di sguardi e di intrecci manuali, che diventano simbolo dei legami tra persone, storie e luoghi. Il suono del fiume in sottofondo ha accompagnato questa trama di relazioni, un vincolo invisibile che attraversa il tempo e unisce passato, presente e futuro.
La giornata si è conclusa con un momento conviviale presso lo Spazio Tevere Point, dove la musica dal vivo di Gabriel Caporali ha riunito i partecipanti in una festa informale, chiudendo il cerchio di un’esperienza che ha messo in dialogo creatività, natura e persone.